l’ombra di un’assemblea

24 06 2008

Era una giornata calda e triste quella di venerdì 20 giugno, mentre i delegati sopravvissuti ad una convocazione tardiva e sconclusionata si accreditivano. Una sala che alle ore 10.30 nel cominciare della relazione del segretario Walter Veltroni continuava ad essere vuota, assonnata, incredibilmente annoiata prova ne era l’immagine di insieme colorata dalle tante copie del riformista e di Europa impietosamente spiegate.

La relazione è durata quanto un film privato della trama o ancora più banalmente di qualunque colpo di scena. Niente autocritica, nessuna apertura a discutere la linea, solo il tentativo di raccontare ancora una volta la grande innovazione di un partito che deve ancora farsi popolo e che si sveglierà a ottobre per manifestare in piazza contro la finanziara e la sala invece sorprendendo l’oratore si sveglia per salutare Prodi ricordato in un passaggio. L’unico applauso.

La bontà di una relazione vasta e morbida è tuttavia inchiodata al passaggio tutt’altro che formale della creazione della direzione nazionale del partito e ancora più da una serie di emendamenti dello statuto che venivano distribuiti al momento opportuno da una serie di responsabili dell’organizzazione.

Non è ancora chiaro se siano stati gli emendamenti o la minima partecipazione all’assemblea ha segnare quella sensazione di triste parvenza di democraticità.

Rapidi scatti di deleghe sollevate poco convintamente approvavano snaturamenti dell’assemblea eletta alle primarie, solo pochi hanno cercato di porre un freno alla schizofrenia statutaria che si stava compiendo sotto gli occhi appannati di poco più di 570 delegati.

Alle richieste di verifica del numero legale si arzigogolavano risposte, dalla presidenza, degne dei peggiori azzeccagarbugli manzoniani.

Democrazia apparente è stata anche la presentazione delle liste per la composizione della direzione, la lista per essere precisi, composta da 120 nomi ai quali a giochi fatti se ne aggiungeranno all’incirca altri 100 di diritto.

Verso sera le conclusioni del segretario che erano con buona probabilità destinate ad un’altra assemblea che invece doveva essere stata allegra, vivace, compatta e democratica.

 


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