Il vice segretario Dario Franceschini in una intervista di Goffredo De Marchis, su repubblica del 23 giugno su La Repubblica difende la linea, ormai, pienamente assunta come unica da parte del segretario. Il buon vice non si limita però ad una osservazione interna ma adopera con una certa creatività da scrittore dei paralleli tra noi e i nostri colleghi europei.
Il 24 giugno infatti sul Corriere della Sera è Paolo Franchi a rimettere in ordine questa caleidoscopica visione del mondo democratico dimostrando l’incongruità di una tesi che semplificata potrebbe essere definita “squadra che perde non si cambia”.
Aznar difatti perse nel 93, dopo essere diventato il leader del suo partito nel ‘89, ma perde di misura in un quadro politico di mutamento nel quale la sinistra da anni al comando aveva ormai iniziato un processo di declino anche e proprio in forza dell’opposizione di Aznar. La Merkel era al comando della CDU dal 2000 ma non era il candidato del 2003.
E sempre, parafrasando Franchi, ne’ Zapataro ne’ Blair erano al comando nel momento della sconfitta dei loro rispettivi partiti e proprio in virtù della sconfitta furono leader che diedero una profonda revisione interna arrivando entrambi a vincere nelle successive tornate elettorali.
